La Novena

Forma popolare di devozione consistente nella recita di determinate preghiere per nove giorni consecutivi secondo regole precise,in preparazione ad una festa o per ottenere una grazia particolare (Questa pratica fu suggerita l’ dal ritiro in preghiera degli Apostoli e della vergine nei giorni fra l’Ascensione del Signore e l’Avvento dello Spirito Santo –Atti 1,13 e 14- e divenne assai diffusa a partire dal XVII secolo come preparazione a ricorrenze liturgiche e solennizzazione di determinati avvenimenti –Novena di Natale, dell’Immacolata, festa di un Santo ecc.
Spesso la Pia pratica fu stimolata dalla concessione di particolari indulgenze)

LE NOVENE PRINCIPALI IN ABRUZZO

Prima di illustrare brevemente le modalità dei nostri zampognari e del popolo Abruzzese in merito alle novene in tempi passati, soffermiamoci per un attimo sulla transumanza.
Abbiamo raccolto queste perle di tradizione da un pastore ultra ottantenne di Villetta Barrea, dove ogni anno in occasione della riedizione della transumanza tra Pescasseroli e Candela, interveniamo come zampognari a ripercorrere le vie della partenza.
La mattina della partenza, ajuorne diceva il vecchio pastore, gli zampognari si recavano della chiesa del paese di Pescasseroli, e congiuntamente con il parroco intonavano canti alla Vergine Maria.
Poi sempre in tema religioso si avviavano dove erano riuniti gli armenti, avveniva la benedizione, il saluto dai familiari qualche volta era presieduta anche dalle autorità , e ci si incamminava lungo i tratturi.
Oggi, anche noi in occasione delle rievocazioni, ripercorriamo le orme di coloro che per mestiere e grande fede esercitavano quel tipo di duro lavoro.

Tornando alla novena come già accennato nel nostro territorio erano maggiormente sentite quelle dell’Immacolata Concezione, e quella di Natale.
Prima di intraprendere l’attività musicale, lo zampognare si soffermava nei pressi della porta del cimitero ed intonava le nenie.
Questa era una forma di rispetto ai defunti, e soprattutto ai colleghi andati avanti come dicono gli alpini.
Da questo momento in poi, liberi da questo fondamentale impegno si iniziava l’attività.
Esisteva un tacito accordo tra gli zampognari e gli abitanti di un paese, di una contrada, di un rione, ciò avveniva in quanto negli anni, erano sempre gli stessi zampognari che ritornavano in occasioni di festività, pertanto vi era un rapporto già conclamato, e all’inizio delle novene, lo zampognaro intonava camminando la nenia , e il suonatore di ciaramelle accennava alla distribuzione del Santino raffigurane la Vergine Maria, e/o la Natività a secondo la novene.
Non era una forzata consegna dell’immaginetta, ma bensì un tacito scambio con gli abitanti del posto.
L’immaginetta veniva poi messa in evidenza nei pressi dell’uscio di casa, e quello era l’accordo siglato tra lo zampognaro e l’abitante di quella casa.
Una volta effettuata la distribuzione delle immaginette, si passava nel giorno successivo ad iniziare la novena.
Dato che il cammino era lungo, capitava che la dolce nenia della novena, venisse ascoltata nella ore più disparate della giornata, addirittura in certi casi dalla mattina presto, e per presto si intende le ore tre e mezza, quattro.
Una della immagini più caratteristiche erano gli zampognari che suonavano mentre nevicava, anche perché l’impegno preso dagli stessi veniva rispettato, in qualsiasi condizione atmosferica.
Finora abbiamo detto quello che faceva lo zampognaro, ma chi si trovava in casa come accogliva quel suono?
Abbiamo detto inizialmente che la novena risale addirittura ad una forma di preghiera sin dal tempo degli Apostoli, nelle case dove il suono veniva sentito, ci si raccoglieva se era ora di pranzo o cena intorno al tavolo, si ringraziava il Signore di quel poco che si disponeva, e si iniziava a mangiare, mentre i bimbi con il nasino appiattito sulle finestre guardavano gli zampognari che si allontanavano.
Questo raccogliersi e ringraziare nel poco, ha forgiato il carattere dei nostri avi, dando la forza e la capacità di sostenere qualsiasi evento si presentasse.